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Il 10%

Il 10%. Non è uno sconto o un saldo. No. È una garanzia minima, minimissima, per evitare che scatti una sorta di proporzionale puro o giù di lì, che trasformerebbe con molta probabilità il Parlamento in un caleidoscopio di forze pronte a essere divorate dal Monti-bis più politico e centrista possibile. Il 10% è il premio di governabilità che dovrebbe essere concesso al primo partito, per offrire al Presidente della Repubblica un punto di riferimento nel momento di assegnare un incarico per formare il Governo. Un modo per trasformare l’appiattimento proporzionale in un’opportunità di governo, e togliere al tecnico pur capace il compito di fare politica al posto dei partiti. Se proprio oggi vogliono lo sbarramento al 42% per far scattare il premio di maggioranza, mentre in questi cinque anni ne hanno goduto a iosa senza nemmeno essere capaci di metterlo a frutto!), diventa necessario garantire comunque un minimo di governabilità contro le possibile tentazioni montiste. Solo il PD e il professor D’Alimonte sostengono questa proposta del 10%. E ciò vale a dimostrare:

1. Che il PD stesso (Bersani in special modo) non ha alcuna intenzione di riconsegnare il testimone a Monti.

2. Che Casini, per quanto si affanni, ha in mente un progetto centrista comunque complicato e rischioso, e farebbe meglio a valutare altre prospettive più solide e ambiziose.

 

È ovvio che il PD non rinunci comunque a dialogare, a stare nella mischia, a tenere palla e vada a vedere le carte anche ora che è passato il blitz Rutelli sul 42,5%. Che non vuol dire essere ingenui o creduloni. Bersani non lo è di sicuro. Se si tratta dell’ennesima porcata, andare sull’Aventino recriminando sul bel tempo andato e su quello che potrebbe essere stato ma non è, sarebbe una sorta di suicidio violento. Lo so bene che la prospettiva più appropriata sarebbe fare un bel governo progressista a maggioranza assoluta e chi s’è visto s’è visto. Ma questo è un desiderio che non fa i conti con la realtà, con le forze in campo e con la fase storica. E la realtà è una cosa durissima, un macigno davvero ingombrante. Andatevi a leggere Maurizio Ferraris che lo spiega con più competenza, più spirito e più verve di me. Il berlusconismo nasce e sopravvive negando la realtà e trasportandoci in un modo di sogni televisivi. Ecco perché bisogna andare a vedere le carte dell’avversario, del possibile alleato e persino del compagno di partito, pensate un po’. Non è un Paese per chi ha fretta o corre troppo, questo.

 

Pubblicato il 8/11/2012 alle 11.48 nella rubrica Politica.

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